Due trulli con i simboli dipinti sul cono, Rione Monti
Due trulli con i simboli dipinti sul cono, Rione Monti — foto: Benjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Chiunque guidi fra Carovigno, Ostuni e la Valle d’Itria nota due cose: i coni di pietra sparsi nei campi e i muri bassi che dividono ogni appezzamento. Sono la stessa tecnica costruttiva applicata a due scopi diversi, e raccontano più cose di quante sembri.

Perché tanta pietra

Il sottosuolo di questa parte di Puglia è calcareo e affiora ovunque. Per rendere coltivabile un campo bisognava spietrarlo: raccogliere le pietre e toglierle di mezzo. Il problema era dove metterle. La risposta fu costruirci qualcosa: i muri per delimitare i confini e i ricoveri per gli attrezzi.

Come funziona un muretto a secco

Nessuna malta, nessun cemento: solo pietre incastrate a mano, con quelle grandi alla base e quelle piccole a riempire gli interstizi. La struttura è a doppio paramento, con un riempimento centrale di scaglie.

Un muro così è permeabile: lascia passare l’acqua invece di trattenerla, quindi non si sfonda con le piogge forti e non ostacola il drenaggio dei campi. E offre riparo a lucertole, insetti e piccoli animali, con un effetto ecologico non secondario.

Nel 2018 l’UNESCO ha iscritto l’arte dei muretti a secco nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, insieme ad altri sette Paesi europei. Il riconoscimento riguarda la tecnica e i saperi di chi la pratica, non i singoli manufatti.

Il trullo

Il trullo applica la stessa logica alla copertura. Su una pianta circolare, i corsi di pietra si stringono progressivamente verso l’alto fino alla chiave: è una falsa cupola, che sta in piedi per peso e attrito, senza legante.

Il cono esterno è rivestito di chianche, lastre calcaree sottili disposte a squame che scaricano l’acqua verso la cisterna. Il muro perimetrale è spessissimo — anche un metro e mezzo — e questo spiega perché dentro un trullo, ad agosto, faccia fresco.

Le forme cambiano: nella Valle d’Itria dominano i coni, a Locorotondo si trovano le cummerse, tetti a due falde in chianche; nell’Alto Salento, verso Carovigno e Ostuni, prevalgono le costruzioni a volta e le case a corte con la copertura piana.

Non solo folklore

La cosa che colpisce di più è che questa architettura è ancora in uso: migliaia di trulli nella campagna della Valle d’Itria non sono attrazioni ma depositi agricoli, e i muretti continuano a segnare i confini reali delle proprietà. Il paesaggio che si attraversa non è conservato: è semplicemente rimasto quello che era.

Dove guardarli con calma

Le strade provinciali fra Cisternino, Locorotondo e Martina Franca sono un percorso continuo fra muretti e trulli. Dalla villa comunale di Locorotondo si ha la vista d’insieme sull’intera valle. Ma anche solo la campagna intorno a contrada Colombo, con i suoi muri a secco e gli ulivi, racconta la stessa storia in scala ridotta.

Dormire in campagna, fra Carovigno e il mare

Sette posti letto, piscina privata con acqua salata e un trullo in pietra, nella campagna di Carovigno: a dodici chilometri da Torre Guaceto e diciannove da Ostuni.